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Native Prime, in rete i traduttori di videogiochi
Non è un semplice doppiaggio, è lo studio di una cultura, di una lingua, o meglio di un idioletto, ossia di quel modo di parlare che è tipico di un gruppo particolare. In questo caso, i giocatori di ogni videogioco. Ecco perché hanno deciso di chiamarsi “Native prime”, cappello sotto cui convivono sette piccole società di Francia, Germania, Spagna e, appunto, Italia. “Native”, perché sono immersi nella lingua e nella cultura locale, “prime” perché ogni componente garantisce una connessione profonda con la locale community di gioco. La società è nata dalla necessità di superare una barriera, una barriera che limitava l'accesso al mercato. Ed è il bolognese Nicola Zonca, fondatore di Studio Arkì, che ha pensato come superare l’unico ostacolo che gli era rimasto davanti per allargare il suo mercato: la possibilità di tradurre, doppiare e adattare i videogiochi in più lingue, oltre l’italiano, senza tradire la qualità della localizzazione "in-country", cioè fatta nel paese di lingua madre.
Spiega Zonca: “I videogiochi nascono in inglese o in giapponese, quindi poi vanno tradotti per tutti i Paesi. Noi siamo specializzati nell’italiano, ma i grandi distributori di giochi spesso preferiscono società che fanno localizzazione multilingue, anche a scapito della qualità. Si rivolgono quindi a grandi società multilingue, la cui qualità è incerta essendo tutte le lingue tradotte, ad esempio, in Thailandia, ma il cui servizio è molto comodo. Allora abbiamo pensato: come fare per mantenere il nostro livello e offrire un servizio più completo? Abbiamo cercato altre società come la nostra, con la stessa nostra ricerca di qualità e ci siamo consorziate. E adesso con “Native prime” ci presentiamo sul mercato come società multilingue ma "in-country": il meglio dei due modelli sopra descritti. Con l’obiettivo nel 2012 di raggiungere un fatturato di 2 milioni di euro.
Una meta raggiungibile, se lo dice lui, dato che Zonca il settore lo conosce bene. “Noi di Arkì – racconta – da 10 anni ci occupiamo di sound design per il teatro, per il cinema, per la televisione e per i videogiochi”. Così hanno incontrato Orange Studio, “che si occupa di traduzioni per videogiochi e ci siamo resi conto che si trattava di un mondo dalla crescita sbalorditiva”. Un connubio che funziona, al punto che oggi le due società si sono fuse, ma che mostra solo un limite: quello, appunto, della possibilità di lavorare in più lingue. Per questo nasce “Native prime”, che gestisce l'adattamento, la traduzione, la registrazione del progetto nelle varie lingue e i successivi test. Tutto nel paese della lingua richiesta, per garantire un adattamento naturale ed accurato. “Quello dei videogiochi è un mondo particolare – continua Zonca - sia dalla parte dei giocatori sia da quella dei produttori. Intanto è l’unico mercato che, nonostante la crisi, continua a crescere, meno certo, ma costantemente. Inoltre ha le sue regole, che vanno rispettate. Ecco perché dico che il nostro non è un semplice lavoro di doppiaggio”. E spiega: “Tecnicamente è molto più complesso perché parliamo di software che possono avere anche 25 mila file audio da doppiare, delle dimensioni più diverse. E poi c’è l’aspetto culturale di cui è necessario tener conto: alcuni modi di dire, alcune interiezioni in alcune società sono accettare o tollerate, in altre no. Chi se ne accorge? Chi fa il nostro lavoro. Ecco perché noi non diciamo che traduciamo, o comunque non solo: noi interpretiamo”.
Native Prime: c/o Studio Arki srl
Via Laura Bassi 11/2
40137
Bologna
Tel. 051/6334557
global@nativeprime.com
http://www.nativeprime.com
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